19/02/2022

di Raffaele Lauro (*)             

Di fronte alle spinte centrifughe, del tutto prevedibili, manifestate, negli ultimi giorni, dai partiti e dai gruppi parlamentari della sconnessa maggioranza, il premier Draghi ha impiegato, con sottile sapienza politica, tutta democristiana (absit iniuria verbis!), prima il bastone e, poi, la carota, per tentare di placare le loro precoci turbe elettorali. Queste sarebbero destinate ad accentuarsi, nei prossimi mesi, lungo un percorso accidentato, pieno di trappole e di contrapposizioni identitarie tra le forze politiche: dalla campagna referendaria sulla giustizia alla definizione, con i decreti delegati, delle riforne strutturali, giá avviate (in primis, la concorrenza, il fisco e giustizia), collegate alle attese risorse 2022 del Pnrr; dalla valanga di nomine da decidere alla contrastata riforma della legge elettorale, nonchè, e non da ultimo, alle ulteriori misure da varare per gestire il post pandemia e contenere l'inflazione, lo spread, il carovita per le famiglie e i costi ormai ingestibili delle materie prime, a partire dall'energia,  per le imprese, specie per le pmi. Senza contare gli ulteriori riflessi negativi di un conflitto armato in Ucraina, devastanti per la nostra economia e densi di minacciose incognite sui rapporti, geopolitici e commerciali, tra Russia, USA e Unione Europea, con l'enigma Cina sullo sfondo.
Ci si chiede: le forze politiche della maggioranza e le malridotte coalizioni hanno acquisito la (piena) consapevolezza che è in gioco il futuro del nostro paese, nonché della nostra stessa democrazia, e che non sono più tollerabili contrasti, tensioni, rivendicazioni, a favore di interessi di parte, oppure rinvii strumentali, in quanto il "generale tempo" incombe e non concede più tregua a nessuno, benchè mai a Mario Draghi? Permangono il dubbio e la preoccupata sensazione che non siano state valutate seriamente  le conseguenze di azioni, in sede parlamentare e non, che minerebbero immediatamente la tenuta del governo. Vale la pena di richiamare, a beneficio dei ciechi, dei sordi e degli immemori, le constatazioni che seguono: una pistola carica sul tavolo! Draghi non resterebbe un solo minuto al suo posto, se dovesse vedere pregiudicato l'iter finanziario del Pnrr e le relative riforme strutturali. Mattarella, in caso di crisi, rinvierebbe il governo Draghi alle Camere per la gestione degli affari correnti e delle elezioni politiche anticipate, vigente il ripudiato Rosatellum. Non ci sarebbe, quindi, alcun quarto governo in questa disgraziata legislatura! E lo stesso governo Draghi sarebbe costretto, di fronte al sicuro collasso economico, a varare una finanziaria 2023, tutta "lacrime e sangue", altro che ripresa dello sviluppo e fuoriuscita dalla pandemia! Una curiositá conclusiva: con quali programmi, credibili e realistici, le forze politiche e i loro leader, responsabili diretti di questo scenario catastrofico, avrebbero l'ardire e l'improntitudine  di presentarsi al corpo elettorale per chiedere di nuovo una fiducia tradita? E con quali risultati? Resta in campo una fragile speranza: se non la forza della ragione, sia almeno quella pistola carica sul tavolo a fare da deterrente alla recidiva soltezza politica e alla irresponsabilitá dei partiti.

(*) Segretario Generale di Unimpresa

Scarica la notizia in pdf